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Seconda parte di una guida in due parti su PAC assicurativo o fai da te. Piano di risparmio assicurativo spiegato con i numeri veri di Unipol Risparmio GestiMix: vincoli, costi e vantaggi fiscali.
Nella prima parte di questa guida abbiamo visto cos'è un piano di accumulo assicurativo e come funziona nello specifico Risparmio GestiMix di Unipol, dai versamenti ai profili di investimento fino alla logica di una polizza multiramo. Qui entriamo nella parte che conta di più quando devi decidere se firmare davvero: quanto resta bloccato il tuo capitale, quanto costa questa sicurezza, e quali vantaggi concreti offre rispetto a un PAC (Piano di Accumulo del Capitale) fai da te.
Il dubbio del vincolo, quanto resta bloccato il capitale
È il primo pensiero di chiunque legga un contratto a vent'anni: e se mi servono prima? La risposta è che puoi chiedere indietro tutto o parte del capitale già dal secondo anno. Nei primi anni si applica una penale, che scende progressivamente, dal 3% del primo anno fino ad azzerarsi completamente dal sesto anno in poi. Dopo 5 anni puoi anche attivare un piano di riscatti programmati, per ricevere periodicamente una somma fissa invece di lasciare tutto fermo fino alla scadenza.
Vista da fuori sembra una gabbia. Vista da dentro è più simile a un freno, messo lì apposta per proteggerti da te stesso nei momenti in cui la tentazione di disinvestire tutto, magari nel momento peggiore, sarebbe più forte del buon senso. Chi gestisce un PAC in ETF (fondo quotato in borsa) da solo non ha nessuna penale che lo fermi, e infatti è spesso proprio lì che casca, vende quando i mercati scendono, nel momento in cui converrebbe fare l'esatto contrario.
Ci sono anche alcuni paletti pratici da conoscere, più che altro per non trovarti spiazzato. Ogni operazione di riscatto ha un costo fisso di 5 euro, puoi chiedere al massimo 5 riscatti parziali per anno assicurativo, l'importo minimo che puoi riscattare in una volta è di 500 euro, e deve restare sul contratto un cumulo premi residuo di almeno 1.200 euro, a meno che tu non abbia attivato l'opzione di riscatti programmati. Sono dettagli tecnici, ma sono anche esattamente il tipo di informazione che di solito si scopre solo leggendo il contratto riga per riga, non prima di firmarlo.
Quanto costa questa sicurezza
Nessun prodotto assicurativo di questo tipo è gratuito, e la parte più onesta che possiamo fare è dirtelo con i numeri veri, non lasciarli in fondo a un documento che nessuno legge. Ci sono 50 euro di costi di emissione all'apertura, un costo fisso legato alla frequenza dei versamenti che varia da 1 a 3 euro, e una commissione dell'1,5% sul rendimento della Gestione separata più un altro 1,5% annuo sulla gestione dei fondi interni. A questo si aggiunge un costo in percentuale sul capitale versato, che scende man mano che il capitale cresce.
Qui va detto un secondo dato, meno comodo del primo. Nel mercato dei prodotti multiramo in generale, non solo per questo prodotto, i costi complessivi possono essere più alti di quelli di un PAC costruito con ETF a basso costo, come segnalato anche dai controlli del settore sugli indicatori di costo di questi contratti. Non lo scriviamo per sconsigliarti nulla, lo scriviamo perché un piano di risparmio che protegge il tuo capitale e ti solleva dalla gestione ha un prezzo, e quel prezzo va confrontato con quanto vale per te non doverti occupare di niente.
Il costo in percentuale sul capitale versato non è fisso, ma cala per scaglioni man mano che il tuo capitale complessivo cresce: si parte da un massimo del 3% per capitali sotto i 20.000 euro, si scende al 2,50% tra 20.000 e 75.000 euro, fino all'1,50% oltre i 75.000 euro, con percentuali ancora più basse per chi rientra nelle tariffe con condizioni agevolate. In pratica, più il tuo piano cresce nel tempo, meno pesa proporzionalmente questa voce di costo.
I due vantaggi che quasi nessuno ti racconta
Ci sono due cose che un PAC assicurativo offre e che un PAC su conto titoli, per come è costruito, semplicemente non può offrire.
La prima riguarda i movimenti dentro il contratto. Quando la compagnia sposta il tuo capitale tra Gestione separata e Fondi interni, o quando cambi profilo di investimento, quel movimento resta dentro la stessa polizza, e la tassazione non scatta a ogni spostamento. Si paga solo quando il capitale esce davvero dal contratto, al riscatto o alla scadenza. Chi gestisce un PAC su un conto titoli ordinario, invece, spesso paga le tasse sulle plusvalenze ogni volta che vende per ribilanciare, anche se quei soldi restano investiti.
La seconda riguarda cosa succede al capitale in caso di premorienza. Il capitale liquidato ai beneficiari che hai indicato tu non passa dalla successione, ed è escluso dall'imposta di successione. Va detto con onestà che questa esclusione riguarda il capitale, non il rendimento maturato, che resta comunque tassato al momento della liquidazione, e che la legge prevede eccezioni nei casi in cui i premi versati risultino sproporzionati rispetto al patrimonio, a tutela di eredi ed eventuali creditori. Lo stesso vale per la protezione del capitale da eventuali pignoramenti, prevista dal Codice Civile, ma non assoluta in ogni circostanza. Sono garanzie vere, non promesse gonfiate, ma vanno raccontate con i loro limiti, non solo con il titolo.
Indicare i beneficiari non è un passaggio burocratico da fare una volta e dimenticare. Puoi indicare una persona specifica, più persone, o una designazione più generica come gli eredi, e puoi aggiornare questa scelta se la tua situazione familiare cambia nel tempo, senza dover riscrivere l'intero contratto.
E la strada fai da te?
Va detto anche questo, senza girarci intorno. Un conto deposito, dei BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), o un PAC in ETF a basso costo restano un'alternativa legittima, spesso più economica sulla carta. Il punto non è che funzionino peggio in assoluto. Il punto è cosa richiedono davvero da te: scegliere gli strumenti giusti, ribilanciare quando serve, resistere alla tentazione di vendere nei momenti sbagliati, e farlo per vent'anni di fila, da solo o pagando qualcuno che lo faccia al posto tuo. Nella pratica questo significa aprire un conto titoli, scegliere tra le decine di ETF disponibili quelli più adatti al tuo profilo, decidere come dividerli tra azionario e obbligazionario, e poi rivedere periodicamente quella divisione mentre il tempo passa e i mercati si muovono. Non è complicato in teoria, ma richiede una disciplina che va mantenuta per anni, non per qualche settimana dopo aver letto una guida. Se questo è esattamente il tipo di impegno che vuoi prenderti, probabilmente non stai cercando un PAC assicurativo. Se invece la parte che ti pesa di più è proprio quella, doverti occupare di tutto e sapere di aver scelto bene ogni volta, allora il discorso cambia
Quale delle due strade ha senso per te?
Non esiste una risposta valida per tutti, esiste solo quella che risponde davvero a come vuoi vivere il rapporto con i tuoi risparmi nei prossimi anni.
Il PAC fai da te può avere senso se vuoi scegliere direttamente gli strumenti, gestire in autonomia il portafoglio, accettare le oscillazioni dei mercati senza una rete di protezione sul capitale, dedicare tempo al monitoraggio nel tempo, e privilegiare una struttura di costi generalmente più contenuta.
Un PAC assicurativo come Risparmio GestiMix può avere senso se preferisci una gestione già strutturata, senza dover decidere continuamente come ribilanciare, con una componente di capitale protetto alle condizioni previste dal contratto, alcune caratteristiche assicurative e successorie che un conto titoli non offre, accettando in cambio costi potenzialmente più elevati.
Nessuna delle due è la scelta giusta in assoluto, sono due modi diversi di prendersi cura degli stessi soldi. Se dopo aver letto fin qui hai già capito quale delle due strade ti somiglia di più, il passo successivo non è cercare la risposta da solo, è arrivare preparato al confronto con chi ti segue. Ora sai cosa chiedere: quanto della tua parte protetta è davvero garantita, quanto pesano i costi sul tuo orizzonte specifico, e cosa cambia per la tua situazione in termini di successione. Sono le domande che contano, molto più della firma in fondo al preventivo.
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